E’ scomparso nei giorni scorsi Massimo Palazzi, importante esponente della scuola pesarese della pipa.
Classe 1955, Palazzi aveva percorso tutta la gavetta nelle più importanti botteghe della sua città: a vent’anni è già in Mastro de Paja di Giancarlo Guidi, poi alla Ser Jacopo con Battistelli, Guidi e Sordini, infine alla Ceppo con Imperatori, recentemente scomparso.
Nel 1998 matura la scelta di un proprio marchio e fonda L’Anatra dalle Uova d’oro. Nel 2000 entra in società Andrea Pascucci. Il sodalizio, un misto di laboriosità e creatività, porta velocemente L’Anatra al successo.
Quando nel 2016 i due artigiani decidono di comune accordo di chiudere l’esperienza, Palazzi prosegue per poco e poi di fatto smette di produrre. Sopraggiungono anche impedimenti di salute e l’ombra scende sulla sua figura e sulla sua professionalità.
Rimane oggi il ricordo di una persona schiva e dedita al lavoro, ineguagliabile dal punto di vista produttivo ma sempre attento alla cura del prodotto fin nei minimi dettagli.
Di lui rimarranno anche gli aneddoti circa la straordinaria capacità di sgrossare un gran numero di pipe in poco tempo. Fra tutti il commento di Bruto Sordini, allora alla Ser Jacopo e oggi patron della Don Carlos, alla notizia della produzione, in Unione Sovietica, di un potente robot: “Non ci serve, noi abbiamo Massimo”.

